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Data: 18/03/2015
SignorN˛ - con Marco Cinque - Cantiere poetico POP 2015

Il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO al fine di riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace.

Quest'anno su invito dell'associazione POP di Sassari che ha ideato e lavora sul Cantiere Poetico 2015 e in collaborazione con le associazioni cagliaritane Chourmo, Baracca Rossa, Bel e Zebù,Libera Comunità dell'Altrove e Casavisual si è deciso di andare incontro a questa data coinvolgendo quanto più il territorio Sardo attraverso i concerti poetici di Marco Cinque e le poesie raccolte nel libro SignorNò!(Seam edizioni), che quindi partiranno da Cagliari per poi toccare Alghero e Bosa e infine Sassari.
Il Libro curato dallo stesso Marco Cinque e Phil Rushton include poesie e testimonianze di veterani statunitensi di Iraq e Vietnam e refusnik israeliani contro la guerra, con il contributo di autori nazionali e internazionali e una prefazione di Margherita Hack. I diritti d'autore sono interamente destinati alla causa di Fernando Eros Caro, un nativo americano di ascendenza yaqui rinchiuso da quasi 30 anni nel braccio della morte di San Quentin, in California.
Le poesie sono quelle dei poeti con cui Cinque ha collaborato negli anni, ne citiamo alcuni:
Jack Hirschman, Alberto Masala,Samih Al-Qasim. La prefazione è di Margherita Hack
Si inizia quindi a Cagliari mercoledi 18 Marzo alla Baracca Rossa in via Principe Amedeo a Cagliari,alle 21 circa con il concerto poetico di Marco Cinque e Leonardo Omar Onida (POP).Il Cantiere poetico prosegue il 19 marzo a Bosa, il 20 ad Alghero e il 21 a Sassari.
La serata del 18 sarà inaugurata con un aperitivo alle 18 e 30 in via Arquer 55, per informare e sostenere la causa giudiziaria e umana di Fernando Eros Caro e dei diritti dei nativi americani, a cura de La libera comunità dell'altrove, Bel e zebù, Chourmo, Baracca Rossa e Casavisual.

18.30 - APERITIVO in via Arquer 55 e 28 
a sostegno di Fernando Eros Caro

21.00 - BARACCA ROSSA in via P Amedeo
concerto poetico di Marco Cinque e Leonardo Omar Onida (POP).
 



Marco Cinque nasce a Roma il 4 settembre 1957. Scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli. Partecipa ad album musicali, festival internazionali di poesia, mostre. I linguaggi dell’arte sono gli strumenti attraverso cui veicola tematiche socio-ambientali, privilegiando nei suoi progetti multimediali le scuole di ogni ordine e grado. Ha collaborato con musicisti come Maurizio Carbone, Marcos Vinicius, Martin O’Loughlin, Massimo Mollo; attori come Tecla Silvestrini e Luigi Marangoni; poeti come Jack Hirschman, Lance Henson, Carter Revard, Hawad, Marcia Theophilo, Carmen Yanez, Alberto Masala, Samih Al-Qasim, etc. L’ultimo progetto editoriale realizzato è l’antologia “Poeti da morire”, Ed. Giulio Perrone, con prefazione di Margherita Hack, che raccoglie contributi dai bracci della morte Usa e di autori e autrici nazionali e internazionali: da Ferlinghetti a Erri de Luca, da Janine Pommy Vega a Vivian Lamarque.

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Fernando Eros Caro è un Nativo Yaqui/Aztec nato nel 1949 in una famiglia contadina di Brawley, nel sud della California.  Dal 1981 è rinchiuso nel braccio della morte di San Quentin per un duplice omicidio di cui si è sempre dichiarato innocente. Il suo avvocato d’ufficio fu incapace di offrire una difesa degna di questo nome, ma fu anche intimidito dalla situazione ambientale: il processo, infatti, si svolse nella contea di Fresno, dove risiede il quartier generale del Klu Klux Klan californiano. Il pubblico ministero nascose alcuni fatti alla giuria, composta solo da bianchi, e chiese di ignorare importanti prove a discarico; inoltre, sbarazzò la giuria dei giurati ispanici e amerindiani, in barba a una legge federale, e mentì dicendo che ci sarebbero state opzioni di pena.
Il giudice del processo ordinò di ammanettare Fernando per tutte le fasi processuali; omise di mettere agli atti alcuni fatti; permise l’ascolto di testimonianze di persone sotto l’effetto dell’ipnosi e, in seguito, venne anch’egli indagato in merito alla sua incompetenza professionale. Durante il processo Fernando venne fisicamente e psicologicamente vessato dal personale della prigione e minacciato di morte dagli altri detenuti. Venne tenuto sotto stretta sorveglianza per la preoccupazione di un suo possibile suicidio e gli vennero somministrati dei farmaci che gli causarono perdita di memoria, letargia esacerbante, depressione e psicosi. Lo psichiatra chiamato dalla corte non trovò niente di meglio che consigliare all’imputato di suicidarsi.
Dopo 15 anni passati nel braccio della morte gli fu rifiutato (per motivi “tecnici...”) un importante appello, già molte volte rimandato, che poteva permettergli di far rivedere le decisioni del suo processo. Questo rifiuto è stato più preoccupante che in passato; infatti, in seguito alla nuova legislazione, ci sono minori (quasi inesistenti), opportunità per i condannati a morte di ricorrere e le esecuzioni vengono fatte con più facilità. Alla notizia del rifiuto della Corte Federale, Fernando, in una sua lettera, commentò: “Nella mia richiesta di appello c’erano molte cose che avrebbero messo in discussione il giudizio che ho subito. Sono state raccolte molte prove che avrebbero dimostrato la mia innocenza e c’erano anche degli esperti disponibili a pronunciarsi in mio favore con dei test che mi avrebbero scagionato. Tutto questo era in lista di attesa, prima che si decidessero a concedermi un’udienza. Poi, Clinton ha firmato quella legge, e adesso, adesso tutto quello che avevo pronto per affrontare l’appello non lo posso usare, per loro non vale più! Sento di vivere nella frustrazione. Ed io devo sopportare. Devo sopportare l’insofferenza che mi cresce dentro. Quando il mio avvocato mi ha detto che la richiesta di appello era stata respinta, è stato come ricevere uno schiaffo in piena faccia. Adesso sono qui, con la testa stretta tra le mani, a cercare di convincermi che tutto questo non sia vero...”.
Il 10 agosto 2000, un giudice della Corte Suprema gli ha annullato la pena di morte. In seguito, lo Stato della California ha presentato un ricorso contro la sentenza, ma lo ha perduto. Ora, la stessa cittadina di Fresno, è fermamente intenzionata a riaprire il processo per infliggere a Fernando Caro una nuova sentenza di morte……… nonostante che uno dei due presunti testimoni dell’accaduto abbia ritrattato. 

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